martedì 19 maggio 2015

I BENEFICI DELLA PRATICA DELLA MINDFUNESS PER IL TRATTAMENTO DELLA CEFALEA

E’ appena uscito l’articolo che ho scritto per il Centro Italiano Di Ricerche in Neuroscienze Avanzate (Cirna Onlus).


Buona lettura

lunedì 4 maggio 2015

AGOPUNTURA A PAVIA. articolo del dott. Claudio Corbellini

AGOPUNTURA VIBRAZIONALE (DIAPASONAGOPUNTURA) NELL'INFERTILITÀ

La agopuntura vibrazionale è stata da me progressivamente elaborata in otto anni, nasce

dalla combinazione dell'agopuntura con diapason che riproducono esattamente la

vibrazione e, quindi, il suono delle campane terapeutiche tibetane.

Si esegue un trattamento d’agopuntura classico, frutto di un'analisi fisiopatologica

energetica del paziente, integrato con la diagnostica occidentale. Sono scelti due o più

canali d'agopuntura e fatti vibrare i diapason corrispondenti, che vengono, quando la

vibrazione si riduce, mantenendo, però, inalterate le caratteristiche vibratorie, messi in

contatto con l'ago che assume la stessa vibrazione del diapason determinando la

conduzione del suono nei canali. Inoltre si stimolano i punti di agopuntura, direttamente

con i diapason.

La correttezza della tecnica, che mantiene invariata l'onda elastica generata dal diapason, è

stata confermata dal Professor Fabio Uccelli ingegnere dell'Università di Pisa, che studia in

maniera scientifica la musicologia.

Il suono e, quindi, le vibrazioni sono molto efficaci: la conoscenza deriva da

un’elaborazione sistematica delle emozioni, attraverso un lungo e automatico processo

d'analisi delle medesime, che ha determinato, nel corso dell'evoluzione, sia la forma, sia la

natura dei "sensori cerebrali" delegati a riceverle.

Le prime "emozioni" che raggiungono gli esseri viventi sono trasmesse da mezzi elastici,

quali l'acqua, il liquido amniotico e sono di tipo ritmosonico (musicale), come il battito del

cuore materno. Con il suono e le vibrazioni siamo in grado di raggiungere le componenti

emozionali più profonde.

L’evoluzione degli esseri viventi ha determinato un progressivo aumento del livello di

coscienza, che è passata da una coscienza puramente emozionale sino a raggiungere la

consapevolezza di sé, con una psicologizzazione delle emozioni medesime che sono gli

archetipi più profondi della nostra personalità.

Il trattamento aumenta notevolmente l'efficacia dell'agopuntura, molto indicato nelle

forme psichiche, quali stress, ansia, attacchi di panico, depressione, insonnia e

somatizzazioni varie.

Si sono ottenuti eccellenti risultati nella fibromialgia e nei dolori, anche senza causa

apparente, che in genere sono i più difficili da trattare con l'agopuntura e in oncologia.

Il significativo incremento dell’efficacia dell’agopuntura è stato confermato

dall’elettroencefalogramma digitale, nella sperimentazione condotta a Bagni di Lucca con

Nitamo Montecucco, Presidente del Comitato Scientifico dei Creativi Culturali.

Eccellente nei trattamenti nelle forme allergiche e autoimmunitarie.

Molto indicata nella terapia delle problematiche sessuali femminili e maschili e

nell’infertilità; inoltre, per la sua profonda azione sulla psiche, sostiene le donne, che,

dopo l’insuccesso delle precedenti fecondazioni assistite, spesso sono depresse e vivono

con senso di colpa l’insuccesso.

Come agisce l'agopuntura nell'infertilità?

Prima di tutto bisogna ricordare che agisce, come confermato dalla Medicina

dell’Evidenza, correttamente interpretata, e da ricerche cliniche e studi retrospettivi.

In alcuni casi la modalità è chiara, come nel caso di riequilibrio di disordini ormonali, in

cui si riequilibrano gli assi Psiconeuroendocrinoimmunologici, sia quando si trattino

specifiche patologie, quali l’endometriosi.

Fondamentale, l’azione sulla psiche, particolarmente rilevante con la

diapasonagopuntura.

L’agopuntura, probabilmente, inibisce gli spasmi, che rendono difficile la fecondazione,

agendo profondamente sull’equilibrio psichico della donna.

E’ ipotizzabile anche un’azione sullo stress ossidativo e sulle infezioni latenti. Secondo

Chang, l’agopuntura stimola la produzione di ovociti nelle donne che non possano o non

vogliano ricorrere a farmaci che stimolino l’attività ovarica.

Ma qual è la ragione per cui l’agopuntura funziona?

L’agopuntura determina l’equilibrio energetico, in particolare nei canali correlati alla

riproduzione. Si determinerebbe, inoltre, un’azione neuroendocrina, sulle aree cerebrali

della produzione ormonale e nelle ovaie.

Un altro studio, pubblicato nel 2000 su Medical Acupuncture, ipotizza il successo grazie al

maggior flusso sanguigno indotto nelle ovaie e alla stimolazione ormonale. Infine, sempre

secondo Chang, l’agopuntura sarebbe utile nei casi l’endometrio è troppo sottile per

condurre a termine una gravidanza. Problema che frequentemente provoca aborti

spontanei.

Nell’uomo determina importanti modificazioni dello spermiogramma, con un significativo

miglioramento della motilità e della morfologia degli spermatozoi.

Più in generale l’efficacia dell’agopuntura nell’infertilità dipenderebbe dall’azione sui

meccanismi omeostatici dell’organismo, permettendo una funzionalità ottimale

dell’apparato riproduttivo.

L'abbinamento con maca polarizzata aumenta l'efficacia dell'agopuntura nell'infertilità.

La polarizzazione consiste nel sottoporre il prodotto a radiazione elettromagnetica a

634,7nm. Tale polarizzazione, coincidendo con quella di risonanza del DNA, fa in modo

che la sostanza venga immediatamente riconosciuta e utilizzata dal nostro organismo

aumentando considerevoli mente la biodisponibilità.

I risultati hanno dimostrato un miglioramento quantitativo e qualitativo dei seminali.

La grande efficacia mi ha spinto ad indagare se l'abbinamento fosse già stato effettuato in

precedenza. Un medico tibetano ha confermato trattarsi di una pratica antica, iniziata

migliaia d'anni fa in Tibet e tuttora applicata, ovviamente con le campane tibetane; tra

l'altro l'applicazione viene effettuata con una delle modalità che ho individuato, cioè

l'applicazione di un ago sul punto Bai Hui, situato sul vertice del capo, dove termina un

ramo del canale (meridiano) d'agopuntura del Fegato, che, attraversando in profondità il

cervello, è in grado di agire sia livello psichico, sia neurologico che endocrinologico. Il

sistema omeostatico, individuato dalla Medicina Cinese, rappresentato dal fegato agisce su

ira, tensione e stress.

I metodi efficaci quando i tempi sono maturi, possono essere scoperti o riscoperti

contemporaneamente in luoghi diversi della terra. Avendo sviluppato compiutamente

l'agopuntura vibrazionale, la insegno sia in varie Università, sia in scuole private,

permettendo di estendere i benefici a una vasta platea.

Ho presentato interventi sull'agopuntura vibrazionale (diapasonagopuntura) anche a

numerosi Convegni e Congressi.

Dott.Claudio Corbellini
www.claudiocorbellini.it

domenica 12 aprile 2015

La ferita più dolorosa non è il non essere amati, ma il ritenersi non degni di amore

La ferita più dolorosa non è il non essere amati, ma il ritenersi non degni di amore
di Francesco Lamendola - 20/04/2009

Fonte: Arianna Editrice [scheda fonte] 



Il teologo e psicanalista Peter Schellenbaum, di tendenza junghiana, ha parlato nei suoi libri («La ferita dei non amati», «Il no in amore») della mancanza di amore come della ferita più grave che si possa infliggere all'essere umano.
Crediamo che si possa accettare questa tesi, a patto di integrarla con quella di Henri J. M. Nouwen (psicotearpeuta e sacerdote olandese, morto nel 1996: uno dei massimi scrittori di spiritualità del mondo contemporaneo), secondo la quale tutta la nostra vita è contrassegnata da una lotta contro le voci interiori che ci dicono - ora sommessamente, ora gridando - che non siamo abbastanza bravi, intelligenti o attraenti, che non siamo abbastanza spirituali e degni di amore.
«Nel corso degli anni - egli afferma - sono giunto a capire che la più grande trappola della nostra vita non è il successo, la popolarità o il potere, ma il rifiuto di sé» (in «Sentirsi amati. La vita spirituale in un mondo secolare», Brescia, Queriniana, 2000).
Per Nouwen, tuttavia, la trappola del rifiuto di sé e della convinzione di non poter essere amati per noi stessi, ma solo per qualcosa che facciamo per gli altri o che gli altri si aspettano di ricevere da noi, non è di natura tale che gli esseri umani la possano vincere con le loro forze, poiché essi sono fondamentalmente incapaci dell'amore gratuito.
Solo Gesù Cristo, per Nouwen - e questo è l'aspetto della sua riflessione che, certamente, lascerà insoddisfatto un laico, specialmente se pervaso dalla presunzione hegeliana che si possa mediare tutto e, quindi, che si possa anche disciogliere la polverina del cristianesimo in una bella tisana di marca New Age - è capace di amarci per noi stessi, per quello che siamo realmente, dietro le molte maschere che indossiamo per nascondere agli altri le nostre debolezze, le nostre paure, le nostre incoerenze.
Poiché si tratta del nucleo centrale del pensiero di questo prolifico scrittore, autore di 40 volumi di teologia e spiritualità, ci piace riportare per intero il suo ragionamento, affinché il lettore possa farsene un'idea da se stesso (in: Henri J. M. Nouwen, «Il primato dell'amore»; titolo originale: «Henri Nouwen:. Writings Selected with an Introduction by Robert A. Jonas», Orbis Book, Maryknoll, 1998; traduzione di Maria Sbaffi Girardet, Brescia, Queriniana, 2001, pp. 129-31):
«La cosa più importante che puoi dire dell'amore di Dio è che Dio ci ama non per qualcosa che abbiamo fatto, per guadagnare il suo amore, ma perché egli, in totale libertà, ha deciso di amarci. A prima vista questo non sembra ispirarci molto, ma se vi rifletti più in profondità,  questo pensiero può toccare e influenzare grandemente la tua vita. Siamo propensi a vedere tutta la nostra esistenza nei termini di un "quid pro quo" - io gratto la tua schiena, così tu gratti la mia -, e partiamo dall'idea che le persone saranno gentili con noi se siamo gentili con loro; che ci aiuteranno se le aiutiamo; che c'inviteranno se le invitiamo; che ci ameranno se le amiamo. E questa convinzione è così profondamente radicata in noi che riteniamo che l'essere amati è qualcosa da guadagnarsi. Nel nostro tempo pragmatico e utilitaristico questa convinzione è diventata ancora più forte e ci è difficile pensare di avere qualcosa in cambio di nulla; tutto dev'essere conquistato: anche una parola gentile, un'espressione di gratitudine, un segno di affetto. Penso che questa mentalità stia alla base di un mucchio di ansia, di tanta inquietudine e agitazione. È come se fossimo sempre in movimento, cercando di provarci a vicenda che meritiamo di essere amati. Il dubbio che alberga in noi ci spinge a un attivismo ancora più frenetico. Cerchiamo così di tenere la testa fuori dell'acqua e di non affogare in una mancanza di rispetto per noi stessi sempre crescente.  La fortissima inclinazione a cercare riconoscimenti, ammirazione,  popolarità e fama è radicata  nella paura che, senza di essi,  siamo senza valore. Si potrebbe chiamarla  la "commercializzazione" dell'amore. Niente per niente, neppure l'amore.
Il risultato è uno stato interiore che ci fa vivere come se il nostro valore come esseri umani dipendesse dal modo in cui gli altri reagiscono nei nostri confronti., Lasciamo che siano gli altri a decidere chi siamo. Pensiamo di essere buoni se gli altri trovano che lo siamo; pensiamo di essere intelligenti se gli altri reputano che lo siano; pensiamo di essere religiosi se lo ritengono anche gli altri… Vendiamo così la nostra anima al mondo, non siamo più padroni in casa nostra. I nostri amici e nemici decidono chi siamo; siamo diventati il trastullo delle loro buone o cattive opinioni...
La cosa tragica, però, è che noi esseri umani non siamo capaci di dissipare gli uni per gli altri la solitudine e la mancanza di rispetto di sé.  Non abbiamo la capacità di alleviare la situazione più radicale gli uni degli altri. La nostra capacità di soddisfare il desiderio più profondo dell'altro è così limitata che rischiamo sempre di nuovo di deluderci a vicenda…
Ogni cosa che Gesù ha fatto, detto e subìto è intesa a dimostrarci che l'amore al quale più aneliamo ci è dato da Dio, non perché lo meritiamo, ma perché Dio è un Dio di amore… Se avessimo una salda fede nell'amore incondizionato di Dio per noi non sarebbe più necessario essere sempre alla ricerca del modo di essere più ammirati dalla gente e ancora meno avremmo bisogno avremmo bisogno di ottenere dalla gente la forza che Dio desidera darci in abbondanza ]da "Lettera a un  giovane].»
Secondo Louwen, solo Do ci ama per quello che siamo, indipendentemente da nostri meriti e dalle nostre qualità, perché Egli solo è capace di amore totalmente gratuito e disinteressato; Egli solo ci ama senza aspettarsi di essere ricambiato.
Tuttavia, noi crediamo che esista qualcun altro capace di amarci di un amore di questo genere: qualcuno che, appunto, può anche svolgere il ruolo d’intermediario fra la nostra imperfetta capacità di amare e l’Amore perfetto, proprio di Dio. Intendiamo parlare, ovviamente, delle persone a noi care che sono defunte.
In genere, noi pensiamo ai defunti come  a dei morti, contrapponendo la loro condizione alla nostra, di uomini vivi. Ma, se noi incominciamo a guardare alla realtà come a un continuo spazio-temporale, ci rendiamo subito conto che noi siamo «vivi», nel senso di legati ad una dimensione fisica dell’esistenza, solo per un breve tratto di strada: proprio come un viaggiatore che, dal finestrino dell’automobile, vede scorrere il paesaggio accanto a sé, e non è più in grado di vedere i luoghi attraversati in precedenza, né quelli non ancora raggiunti; eppure egli sa bene che tali luoghi esistono.
Arriviamo così alla conclusione, paradossale solo in apparenza, che i morti non sono affatto tali, ma sono vivi; che ogni cosa è viva, sempre; che ogni lacrima, ogni sorriso, ogni fiore sbocciato sul prato, esistono per sempre. Siamo noi, che ci crediamo vivi - ma che siamo, piuttosto, dei ciechi presuntuosi - incapaci di vedere tutto questo: è una nostra limitazione, non un dato della realtà. La mentalità scientista e positivista ci ha convinti che solo ciò che cade sotto i nostri sensi, solo ciò che si può misurare e spiegare razionalmente, esiste; tutto il resto è frutto di fantasie e superstizioni oppure, semplificamene, non è degno di rilievo.
Ebbene, i nostri cari che ci hanno preceduto nell’altra forma di esistenza vedono e odono l’intero orizzonte della realtà totale, perciò conoscono tutto, compreso ciò che noi chiamiamo passato e futuro, e leggono anche nel profondo dei nostri cuori. Essi continuano ad amarci, ma senza più quel residuo di egoismo che inquina anche il sentimento umano più puro e disinteressato.
Esiste una ricca documentazione che attesta quanto abbiamo ora affermato: casi di sogni premonitori, ad esempio, in cui una persona cara defunta comunica qualcosa che può perfino salvare la vita al proprio congiunto. Certo, esistono anche inganni e allucinazioni; ma i casi autentici sono numerosi e incontrovertibili. La scienza accademica gita la testa dall’altra parte, per non vederli e non doverne prendere atto: perché, se lo facesse, dovrebbe rimettere in discussione il proprio assioma fondamentale: che la mente è solo una funzione del cervello.
Noi sappiamo, invece, perché lo testimoniano casi convincenti e perché ce lo suggerisce il ragionamento filosofico, che il cervello è l’organo della mente, ma non coincide con essa; che la mente è immateriale e incorporea; che, quindi, essa sopravvive al corpo, può comunicare direttamente con le altre menti ed avere, in determinate circostante, una visione globale della realtà: passata, presente e futura.
In definitiva, noi sappiamo che oltre alla piccola mente corporea, limitata nello spazio e nel tempo ed espressione del nostro piccolo io, esiste una «mente non localizzata» (come la chiama Larry Dossey), la quale si può muovere liberamente senza alcun ostacolo nello «schema globale di esistenza», per il usare l'espressione adottata dal grande matematico Luigi Fantappié, con cui si può  designare il continuum spazio-temporale. Ed è questa la mente superiore, la mente che può uscire dal corpo: e, se lo può fare in circostanze casuali, legate a una particolare attitudine medianica di un determinato soggetto, a maggior ragione lo può fare allorché i vincoli con il corpo vengano recisi della crisi della morte.
Crediamo che a questa parte superiore della mente spetti, propriamente, il termine di «anima»: tenendo ben presente che, per dirla con René Guénon, la morte non rappresenta la fine dell'esistenza, ma il passaggio ad una differente dimensione dell'esistenza stessa.
L’amore gratuito delle anime disincarnate delle persone care è una forma di comunione fra anime: qualche cosa di enormemente superiore al più perfetto amore umano: perché, nella dimensione spazio-temporale, i nostri sentimenti e le nostre passioni sono deformati da un insieme contraddittorio di circostanze contingenti, che ci impediscono di realizzare l’incontro perfetto con un’altra anima, l’unione assoluta e incondizionata.
Ne era convinto, fra gli altri, il filosofo Gabriel Marcel, del quale ci siamo occupati in diversi lavori precedenti e le cui idee in proposito sono stare efficacemente sintetizzate dallo studioso Leo Talamonti nel suo libro «Parapsicologia della vita quotidiana» (Milano, Rizzoli, 1975, pp. 89-90), da cui riportiamo il seguente passaggio:
«Una delle “scoperte” che ha fatto Gabriel Marcel non tanto nella sua qualità d filosofo e sapiente, quanto piuttosto d sensitivo  e medium capace d andare più a fondo d altri nella  problematica dell’animo umano, consiste nel fatto  che alla amara condizione rappresentata dalla solitudine  alienante dell’uomo vi è un solo rimedio possibile – la comunione -; ma non è cosa alla portata di chiunque; bisogna saper amare. Ne consegue, come un corollario, che è meno solo chi si sente in comunione perenne con qualche amato scomparso, di quanto non siano dei viventi i quali si facciano abitualmente  compagnia, ma senza alcuna forma di reciproca compenetrazione spirituale.
S’intende che tutto ciò non può essere che aberrazione e follia, per i pontefici della psichiatria e psicoterapia; ma con tutto il rispetto, non crediamo  che essi possano far molto per rimediare alla solitudine umana, pur sapendo classificare così bene  i deliri. Come finiscono i ciechi guidati da un altro cieco? Sono duemila anni da che fu posta questa domanda, e ancora  la gente seguita a comportarsi come se ignorasse la risposta; difatti s consegna a mani legate a guide che sanno tante cose… ma sono pravamente cieche d fronte  alle verità fondamentali: quelle di carattere spirituale. Una delle quali è stata felicemente enunciata da una madre[…], la quale è già vissuta e vive in comunione  spirituale con l'unico figlio scomparso; e proprio per questo ha avuto modo di accorgersi "che non vi è passato né presente, ma un'eternità senza confine, per ogni grande amore (Welma Sorrentino, "Dialogo con Maurizio, Gesualdi editore, Roma, 1972).
Analoghe situazioni ritroviamo in altri scrittori:  come nel caso di Rosamund Lehman, che aveva perso la sola figlia che aveva; e in quello del veggente francese Belline, il quale restò in contatto mentale con l'unico figlio perduto quando era ancora giovanissimo, per un incidente d'auto; e da quei contati "spirituali" , più ancora che "mentali", trasse lo spunto per un libro ("Las troisième oreille", Laffont, Paris, 1971), che ebbe l'onore di una presentazione da parte di Gabriel Marcel. Alla ricchezza e all'umano significato universale di tutte queste esperienze, nulla può togliere il fatto che esse siano classificabili come "soggettive": ecco la verità  che stenta a farsi strada nelle piccole menti, quelle  che si rifugiano nel razionalismo come in una fortezza. Per resistere accanitamente agli assalti di una realtà che trascende, è vero,  le umane esperienze sensoriali, ma non quelle mentali.  E invece sarebbe ora di accorgersi che accanto a una oggettività fisica, ne esiste anche una ultrafisica, la quale  è definibile anch'essa, in qualche modo,  in senso "operativo", purché si abbia il buon senso  di riconoscere che esistono "operazioni dello spirito", oltre che operazioni della materia.
Scrive Marcel, nella prefazione al libro di Belline (il quale ultimo, detto tra parentesi, non è soltanto un veggente, ma anche un letterato di un certo valore): "Io mi riconosco il diritto di protestare energicamente contro coloro che in nome di non so quale scientismo  si pronunciano a priori contro la realtà di simili contatti..  Ciò che si deve proclamare a voce alta, come ho fatto io stesso in passato è più di una volta, è che quei messaggi hanno una loro destinazione univoca e precisa:  non sono fatti, cioè, per un qualsiasi osservatore spersonalizzato, come potrebbe essere il caso di una qualsivoglia esperienza di laboratorio. Siano anzi agli antipodi di un'esperienza di quell'ordine, come lo saremmo nel caso di due esseri che stiano effondendo i propri sentimenti amorosi.»


Dunque, solo Dio e solo i nostri cari passati nell'altra dimensione ci amano spassionatamente e gratuitamente. 
Eppure, a ben guardare, vi sarebbe un terzo soggetto capace di tanto, almeno in linea teorica e a determinate condizioni: noi stessi. Ma, per fare eco alle sagge parole di Talamonti, si tratta di saper amare, il che non è cosa da tutti; di amare, cioè, nella maniera giusta; mentre, in questo campo, moltissimi sono coloro i quali credono di essere dei maestri, mentre non sono che degli autentici analfabeti.
Amare se stessi nel modo giusto, significa desiderare e cercare il meglio per la propria parte essenziale, ossia per la propria anima; trascurando, semmai, la parte contingente ed effimera, la quale, essendo legata alle limitazioni del corpo, invecchierà e, un giorno, verrà messa in disparte, come un vestito che abbia ormai esaurito la propria funzione.
E il meglio cui tutti aspirano, ma - in genere - in maniera possessiva e confusa, non può essere che l'amore: quello vero, quello disinteressato, quello gratuito, paziente e inesauribile. Fare della propria anima uno strumento bene accordato, capace di vivere nella dimensione dell'amore: questo è il vero scopo della nostra esistenza, la ragione per la quale ci è stato dato un corpo e siamo stati immersi nella dimensione dello spazio e del tempo.
Nessuno può amarci più e meglio di quanto ci potremmo amare noi, se tenessimo ben fermo questo obiettivo; ma ciò presuppone la capacità di riconoscersi, guardarsi dentro e accettarsi, ossia, in definitiva, di scegliersi; e non è cosa che si possa improvvisare, ma che sopraggiunge, semmai, quale ricompensa ad un cammino di evoluzione spirituale impervio, tenace e coraggioso.
Ecco perché molti di noi si sentono indegni di essere amati per quello che sono: perché avvertono, intuitivamente, che essi per primi non sanno amarsi abbastanza; e che, di conseguenza, ciò che sono diventati non è che la brutta copia, quasi la caricatura, di quello che avrebbero potuto e dovuto diventare. 
E se io non mi amo abbastanza da desiderare e ricercare il meglio per me stesso, come posso sperare che altri provino per me un amore più grande di quello che mi concedo?
Dunque, per sentirsi degni di amore, bisogna riacquistare pregio ai propri occhi; e non vi è altro modo  di farlo, che quello di rimboccarsi le maniche, smettere di compatirsi e rialzare la testa, impegnandosi con ogni fibra a realizzare la propria evoluzione spirituale.
Solo un tale impegno ci renderà belli e desiderabili; solo così acquisteremo un valore evidente, che ci renderà amabili agli occhi dell'altro.
Ma, poiché il simile attira il simile, a quel punto l'incontro fra due anime non sarà più una evasione fuggevole, capace magari di lasciarsi dietro delusione e amarezza; ma la comunione di due anime desiderose e capaci di arricchirsi reciprocamente, di donarsi l'un l'altra, di aiutarsi a perfezionarsi ulteriormente.

martedì 24 marzo 2015

CORSO DI MINDFULNESS A PAVIA

Caro lettore,

tra circa una settimana (appena dopo Pasqua) comincerà un nuovo corso di Mindfulness con approccio gestaltico, seguendo le indicazioni del protocollo di Kabat-Zinn.

Giorno scelto il GIOVEDI DALLE 20 ALLE 22.

Per maggiori info contattare il 3407998509 o inviare una email a e.vlacos@gmail.com

Per chi volesse leggere qualcosa sul tema, vi consiglio "Vivere momento per momento" di Kabat-Zinn oppure scaricare il seguente articolo scientifico di Franco Fabbro:

"La mindfulness: un'educazione alla consapevolezza"

martedì 3 marzo 2015

CONVEGNO AMPRA SULLA MEDITAZIONE 18/19 APRILE




PAVIA, 18-19 APRILE 2015
“Radicarsi nel presente, aprirsi al mondo:
coltivare l’anima oggi fra cura di sé,
educazione e pratiche ispirate alla consapevolezza”


“Il mistero non è la vita, bensì la consapevolezza che l’uomo ha di essa” 
(Raimon Panikkar)

                                                                                                                        






A. M. P. R. A.
Associazione di Medicina e Psicologia per la Ricerca-Azione

SABATO  18 APRILE - CONVEGNO
UNIVERSITA’ DI PAVIA,  AULA DEL 400, PIAZZA LEONARDO DA VINCI, PAVIA

Dalle 09.30 / alle 10.00
Gherardo Amadei   Mindfulness: cosa (forse) è e cosa certamente non è

Dalle 10.00 / alle 10.30
Padre Luciano Mazzocchi Immanente e trascendente, l’io conosce

Dalle 10.30 / alle 10.50  Intervallo

Dalle 10.50 / alle 11.20
Diego Frigoli  L’immaginario mitico-archetipico        e l’Ecobiopsicologia nella pratica della psicoterapia

Dalle 11.20 / alle 11.50
Gioacchino Pagliaro  Guarigione quantica: L’esito di alcuni esperimenti con la fisica dell’Entanglement

Dalle 11.50 / alle 12.20
Riccardo Annibali  Da chirurgo a medico olistico: Un cammino di autoguarigione.

Dalle 12.20 / alle 13.00 Dibattito
 
Dalle 13.00 / alle 14.30   Pausa pranzo

Dalle 14.30 / alle 15.00
Padre Antonio Gentili  Valenze psicofisiche e aperture spirituali della pratica meditativa

Dalle 15.00 / alle 15.30
Luciano Marchino   La ricerca della felicità. Buddhismo e Biosofia

Dalle 15.30 / alle 16.00
Marcello Ghilardi   Pratica del sé e trasformazione del soggetto

Dalle 16.00 / alle 16.30
Federico Nitamo Montecucco  Mindfulness Psicosomatica: dalle neuroscienze alla terapia, un approccio globale alla consapevolezza di sé e alla salute del corpo e della mente

Dalle 16.30 / alle 17.50   Tavola Rotonda Conclusiva






DOMENICA  19 APRILE - WORKSHOP ESPERIENZIALI
CASCINA SCOVA, VIA DEL VALLONE 18, PAVIA

Dalle 10.00  alle 11.30
Aula A: Padre Antonio Gentili Aperture spirituali della pratica meditativa
Aula B: Wolfgang Ullrich Coltivare la consapevolezza nell’incontro con l’altro : autostima e comunicazione
Aula C: Federico Nitamo Montecucco  Mindfulness Psicosomatica

Dalle 11.30  alle 13.00
Aula A:  Diego Frigoli  Esperienze di Ecobiopsicologia
Aula B:  Riccardo Annibali Essere presenti e prestare attenzione: il primo passo verso l’autoguarigione olistica
Aula C:  Gioacchino Pagliaro La guarigione quantica nella Medicina Tibetana

Dalle 13.00 / alle 15.00  Pranzo

Nel pomeriggio:  Carlo Moiraghi e Paola Poli  Qi Gong. L’arte di nutrire la vita (sessione aperta)

Dalle 15.00  alle 16.30
Aula A:  Pierluigi Lattuada Il corpo del sogno: pratiche di Biotransenergetica, una medicina integrale
Aula B: Gherardo Amadei Praticare la Mindfulness nella vita quotidiana
Aula C: Lorenzo Pierobon L’albero che canta tra cielo e terra

Dalle 16.30  alle 18.00
Aula A: Luciano Marchino La forza e la grazia. Dalla Bioenergetica alla Biosofia
Aula B: Riccardo Zerbetto La meditazione interpersonale nell’insegnamento di Claudio Naranjo
Aula C: Paolo Baiocchi Il Gestalt Emporwement nell’approccio psicoterapeutico e nell’approccio comunitario


Per i professionisti della salute è possibile richiedere 9,8 CREDITI ECM

Per informazioni, istruzioni ed iscrizioni:
Al sito www.ampra.it, nella sezione “EVENTI” è possibile scaricare il FORM da compilare e inviare via mail a: associazioneampra@gmail.com
Per informazioni urgenti telefonare al 328-9554602
Le domande che giungeranno senza FORM e senza BONIFICO, non saranno ritenute VALIDE